La controversa percentuale di Meherabian

Controversa teoria di Albert Meherabian, vediamo perché molti la snobbano e perché è tanto utile e valida a coach e psicologi.


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Quali sono le percentuali e cosa dice la teoria

La teoria che ha fatto il successo del famoso psicologo dell’Università della California di origini armene, Albert Meherabian è la seguente:

Gli aspetti paraverbali (tono di voce e variabili della voce) e non verbali (espressione del viso, gestualità, corpo) della comunicazione hanno un’importanza molto superiore a ciò che si pensa nell’interpretazione del messaggio dal ricevente durante uno scambio verbale tra le persone.

In dettaglio, dopo numerosi esperimenti in cui veniva chiesto a soggetti di interpretare il messaggio in cui c’era incoerenza tra tono di voce e parole o parole e espressione facciale, Meherabian conclude che le parole incidono sull’interpretazione del messaggio solo per il 7%, il resto è dato dall’influenza del para verbale per il 38% e del non verbale per il 55%.

La critica

La critica che viene rivolta a Albert Meherabian sin dall’uscita del suo libro Nonverbal Communication nel lontanissimo 1967 e che ancora oggi circola online è la seguente: “Caro Meherabian, come puoi dire che le parole contino così poco? Se eliminiamo il sonoro in un messaggio non potremmo mai capire nulla del significato del messaggio in sé”. In questo simpatico video viene sostenuta la critica che a mio parere non sta in piedi.

Cosa non ha capito chi critica la teoria

I critici della teoria di Meherabian parlano di messaggi informativi, scambi di fatti, elencazioni… Parlano di situazioni asettiche, estranee al sentimento e all’emotività. Meherabian parla proprio dell’opposto: Meherabian tiene conto delle parole per la semplice comprensione del messaggio e poi molto di più per la coerenza emotiva.

I critici della teoria di Meherabian presuppongono, in modo errato a mio parere, che ci sia coerenza emotiva nei messaggi, eheh. La coerenza emotiva ci potrà anche essere nell’elenco degli ingredienti di una ricetta di cucina, ci sarà pure nella lettura delle istruzioni per costruire un razzo giocattolo (e anche lì non so quanto l’emotività del genitore irritato per la difficoltà del compito non traspaia!) Ma tutti i coach e tutte le persone che hanno a che fare con la comunicazione (mezza popolazione del mondo occidentale) lo sa che spesso ciò che viene detto non è coerente con il come viene detto, consciamente o inconsciamente.

Cosa direbbero quelli di Lie to me

Non c’è puntata in cui nella serie televisiva di Lie to Me non venga citato il discorso di Bill Clinton sulla Lewinsky come messaggio di paralisi dei micro movimenti facciali e di respiro sospeso nella menzogna. In questo video si vede Bill Clinton che mente, guardando fisso, sospendendo il respiro e il viso a confronto con il Bill Clinton che dice la verità, che muove la testa e respira mentre parla. Non ci vuole un esperto di comunicazione o di menzogne per capire la differenza e sentire puzza di incoerenza tra il verbale e il non verbale. Cosa dicono i critici della teoria di Meherabian qui?

E ancora peggio! Se non hai mai visto questa video intervista agli astronauti dell’Apollo 11 devi vederlo! Non c’è Lie to me che tenga! Non c’è critico di Meherabian che regga: qui l’incoerenza è lampante. Altro che parlare di ombre e luci! Altro che dubbi tecnici! Qui è chiaro ed evidente che gli astronauti hanno spudoratamente mentito alle telecamere. Diciamocelo: cosa conta in queste interviste, le parole o il linguaggio del corpo?

La giustificazione di Meherabian

Il povero Albert Meherabian si ritrova ancora oggi a giustificare la sua posizione rispondendo che è stato frainteso: non sono le parole a contare poco nella trasmissione del messaggio. Sono le parole a contare relativamente poco nell’interpretazione del messaggio emotivo, nella coerenza trasmessa al ricevente e percepita da questo… Due cose completamente diverse.

Per approfondire
Lascio qui il lettore a una risposta di Andrew Bennigan, speaker coach, in favore della teoria di Albert Meherabian e che dovrebbe spegnere i toni di tutte quelle critiche che guardano solo alle ricette di cucina.

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