Il decalogo del Bravo Coach

Un bravo coach rispetta alcuni punti fermi nella sua professione. Qui te ne presento dieci in forma di decalogo. Faccio seguire la descrizione del “Bravo Coach” dalla legge che regola la figura del coach come professione non organizzata. Spero di fare cosa utile e di aiutarti a diventare un coach ancora migliore!


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Ai miei corsi con coach di PNL o professionisti che vogliono acquisire strumenti di coaching condivido alcuni aspetti importanti che un coach deve mantenere.

Vediamoli qui in un elenco di 10 aspetti:


  1. Il bravo coach deve ascoltare letteralmente le parole del cliente. Da qui capire la sua mappa del mondo e aiutarlo a trasformarla. Immaginarsi con orecchie grandi è utile per ricordarsi di stare attenti a tutte le parole e evitare di “attaccare” il proprio significato alle parole di altri.

  2. Il coach osserva con estrema attenzione il suo coachee per capire come la sua gestualità svela blocchi, convinzioni o metafore inconsce. E’ utile per il coach immaginare di avere grandi occhi per cogliere ciò che sfuggono a persone non allenate.

  3. Il bravo coach crea Rapport con il suo cliente in modo sinceramente interessato e curioso. Molto naturalmente, il coach VUOLE aiutare e il clima empatico si genera automaticamente.

  4. Il bravo coach crede profondamente nella riuscita del cliente, non perché il coach sia determinante per l’ottenimento del suo obiettivo; semplicemente perché il cliente ha tutte le risorse già presenti dentro di sé. Il lavoro del coach è aiutare il coachee a individuarle e sfruttarle. Qui la continua formazione e l’esperienza del coach sono determinanti.

  5. Il coach si adegua al passo del cliente e al momento giusto lo guida alla risoluzione e lo sprona a agire. Le tecniche di ricalco e guida saranno pertanto adottate sin dall’inizio dal coach e in modo naturale e eticamente rispettoso per adeguarsi al mondo del coachee e poi guidarlo con le tecniche più adatte alla situazione e problematica/obiettivo.

  6. Il bravo coach sprona ad agire sempre e solo suggerendo implicitamente. Il bravo coach non dice cosa si debba fare o non fare; il bravo coach fa domande e aiuta il cliente a vederci più chiaro. L’uso del Meta Modello e delle domande utili è determinante.

  7. Il bravo coach rispetta sempre tutte le emozioni del cliente e conosce strumenti per usare ogni emozione, anche quelle definite “negative”, a favore dell’obiettivo del cliente.

  8. Il bravo coach usa sapientemente il linguaggio e non sbaglia (quasi) mai nell’uso del Milton Model. L’uso del linguaggio per aiutare e influenzare è fondamentale per il coach che si rende strumento determinante al cambiamento del coachee.

  9. Il coach è SOLO uno strumento nelle mani del cliente e non vuole che il cliente si creda dipendente né dal coach né dagli incontri con esso.

  10. Il bravo coach agisce in maniera eticamente corretta e non influenza MAI il suo cliente per i propri interessi. E’ eticamente sbagliato e umanamente dannoso far credere a un cliente di avere dei problemi che non ha al solo scopo di rendersi indispensabile alla sua riuscita.

Riporto qui di seguito per tuo utilizzo e interesse la Legge N. 4 del 14 gennaio 2013 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 26 gennaio 2013, n. 22) che DISCIPLINA LE PROFESSIONI NON ORGANIZZATE, tra cui la figura del coach.

DEFINIZIONE


Il COACHING è un’attività economica, volta alla “prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitabile abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo.

L’esercizio della professione di Coach e’ libero e fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell’affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista “.

RIFERIMENTO OBBLIGATORIO ALLA NORMA
Chiunque svolga una delle professioni riconducibili alla legge in esame, è tenuto a far espresso riferimento nel corso della propria attività e in particolare in ogni documento e nel rapporto scritto con il cliente, agli estremi della legge stessa.

L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori. La disposizione è volta a rendere il più chiaro possibile il rapporto con il consumatore, evitando ogni incertezza sul contenuto delle attività e sulle caratteristiche del servizio reso dal professionista.

Possono svolgere l’attività anche i professionisti non iscritti ad alcuna associazione o iscritti ad associazioni non presenti sul sito del Ministero.

La legge 4/2013 promuove in ogni caso l’autoregolamentazione volontaria e la qualificazione indipendentemente dall’adesione a una associazione di rappresentanza. Pertanto “il professionista non ha alcun obbligo legislativo ad aderire a tali associazioni.

La professione può essere esercitata in forma individuale, in forma associata, societaria, cooperativa o nella forma del lavoro dipendente. Con esclusione, è scritto nella Legge, delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi e delle professioni sanitarie.



Tra le categorie dei Professioni non regolamentate, secondo la classificazione del CNEL, abbiamo:Servizi (cui fanno capo i professionisti del Coaching);

CODICE ETICO DI AUTOREGOLAMENTAZIONE


  1. Il coaching è un rapporto di collaborazione tra un coach e un cliente (coachee) dove quest’ultimo sceglie un argomento sul quale desidera essere aiutato. Il coach ascolta la richiesta del cliente e lo guida facendo in modo che le soluzioni da seguire vengano stabilite dal cliente stesso lasciandogli la piena autonomia e responsabilità.

  2. La privacy viene rispettata come previsto dal Decreto Legislativo n. 196 del 30/6/2003 (che subentra e sostituisce la legge 675/96)  “Codice in materia di protezione dei dati personali”

  3. La professionalità del coach deve essere manifestata correttamente e supportata con le proprie certificazioni e credenziali.

  4. Se il coach ha un interesse personale o privato che potrebbe influenzare il coachee, questo rapporto non si applica per evitare conflitti di interessi.

  5. È vietata qualsiasi forma di discriminazione sia essa di sesso, di religione, di razza, di nazionalità, di orientamenti, di età, etc.

  6. La trasparenza economica della prestazione deve essere chiaramente evidenziata.

  7. Come previsto dalla Conferenza Stato e Regioni, si ribadisce il concetto che le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione sono riservate alle professioni sanitarie; per cui programmi formativi che includono procedimenti di diagnosi e cura (come nel caso della “cura delle fobie” inserita nei programmi di scuole di Coaching & PNL), se non rivolte a professionisti sanitari abilitati dallo stato, sono da ritenersi svolte in violazione di legge.

  8. Il rapporto di coaching deve rimanere limitato a un supporto atto a eliminare i comportamenti e/o atteggiamenti non utili al raggiungimento degli obiettivi del cocche.

Qualora il coachee travalicasse questo limite e tendesse ad avere un rapporto di counseling (consigli-consulenza) o di psicoterapia; il coach ha il dovere di rendere il coachee consapevole di questo comportamento e di indirizzarlo a figure diverse dal coach.


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